OST – Il Signore degli anelli. La compagnia dell’anello

Se si da un’occhiata alle cartine della Terra di mezzo ci si rende conto che la ridente contea popolata dagli hobbit si trova molto ad ovest, separata dal mare da appena un piccolo gruppo di colline e dai territori di Harlindon. È un luogo piacevole, di aperta campagna, assai simile, nelle descrizioni di Tolkien, alla nostra Irlanda. Non stupisce, allora, che la musica che il viaggiatore avrà modo di ascoltarvi sia molto affine, per spirito, ai temi della musica celtica e sia affidata, nell’orchestrazione, ai timbri bucolici del flauto e del violino (sostenuto qualche volta da un improbabile, ma azzecattissimo clavicembalo). Proseguendo verso est nel viaggio, prima di incontrare l’orrore di Mordor, ci si trova di fronte ad una catena quasi invalicabile di monti chiusi a sud della terribile Breccia di Rohan entro la quale sorge la reggia di Saruman (Isengard) e attraversata solo dai sotterranei di Moria. Poco più a nord la terra elfica di Gran Burrone; a sud-est il bosco fatato di Lothlerien. Il viaggiatore partito dalla contea si troverebbe, allora, ad avere a che fare qui con una musica ben diversa, intessuta dalle sonorità esotiche del sitar, e dominata da un canto melismatico assai simile a quello fatato del nostro medio-oriente (meraviglioso il lamento per Gandalf). Mordor, la patria di Sauron il terribile, è invece dominata da una musica terribile, wagneriana nell’impostazione e nelle proporzioni, ma molto simile alla scuola sovietica dell’inizio del secolo scorso, nelle sonorità e nelle dissonanze. Vi si rincorrono suggestioni musicali coltissime che spaziano dal Prokofiev della cantata per Aleksandr Nevski (film memorabile di Ejzenstein) allo Shostakovich delle sinfonie (in specie, per affinità di tema: la Settima). La musica (che non disdegna scatenamenti percussivi di potenza tellurica certo memori dello Stravinski del “Sacre”, ma anche della Quarta Sinfonia di Nielsen) è prevalentemente corale e sembra essere concepita in una dimensione quasi atemporale giacché l’impostazione sillabica del canto si rifà alla musica sacra e profana del tardo medioevo con un’attenzione al dettaglio che rasenta la filologia pura e semplice. Eppure, nonostante ciò, il brutalismo barbaro che la contraddistingue non può non riportare alla mente il vitalismo anch’esso intessuto di suggestioni medievaleggianti di certe pagine care ai gerarchi del Terzo Reich (Carmina burana di Orff su tutti). Il viaggiatore/ascoltatore non tarderà a rendersi conto di come le varie culture musicali di cui è costituita la terra di mezzo siano, in ultimo, una trasfigurazione visionaria e poetica, di quelle del nostro mondo (senza, comunque che ciò porti a schematismi ideologici che da sempre nuocciono alla poesia). Non solo in senso geografico, ma anche e paradossalmente in senso storico giacché la musica che caratterizza il Male assoluto dominante a Mordor reca in sé le linee distintive delle due più grandi dittature del secolo appena trascorso: la sovietica e la nazista. E, fondamentalmente, è questo l’incredibile colpo di genio che sta alla base del complesso lavoro compiuto da Howard Shore nel musicare il film di Peter Jackson. Egli, infatti, non si è limitato a costruire dei brani d’atmosfera per commentare le visionarie immagini del suo regista, ma si è tuffato con passione nella vera e propria creazione di un elaboratissimo mondo musicale in cui ogni razza ha non solo un proprio corrispettivo melodico/tematico (cosa ovvia in una colonna sonora da film), ma finisce per avere alle proprie spalle una vera e propria cultura musicale con delle caratteristiche sue peculiari. Un progetto epocale, quello del compositore, frutto di un lavoro calibratissimo a tal punto variegato da apparire, specie al primo e superficiale ascolto, manierato e frutto di un puro e semplice artigianato, ma che rivela poi, ad una riesamina più attenta, la tempra del genio. Quella di Shore non è semplice musica per film, né vuole esserlo, ma ha piuttosto l’ambizione a divenire un possente affresco sonoro magniloquente nello sguardo d’insieme e al tempo stesso curato nei più piccoli dettagli. Creare un mondo è stata l’ambizione di Tolkien, Jackson e Shore, ma con quel pizzico d’ironia che deriva dalla consapevolezza che quello che si sta creando resta pur sempre opera di fantasia. Senza l’egocentrismo (questo sì tanto wagneriano) del Creatore.

Postilla per l’extended edition

Il CD con le musiche per il film non aveva potuto (e voluto) tenere conto di tutti i brani che Shore aveva composto per il film di Jackson. In vista dell’idea di una suite compatta da presentare al pubblico del disco, il compositore aveva preferito non inserire alcuni brani anche bellissimi (come il sostanzioso motivo assai shoariano che accompagna Bilbo invisibile che corre a casa dalla festa). Aumenta il rimpianto in considerazione del fatto che i brani aggiunti per commentare i nuovi trenta minuti di film non entreranno mai a far parte di quel primo CD. E si tratta, spesso, di ottima musica. Ci riferiamo tanto all’inquitante successione accordale che accompagna la ricerca disperata di Bilbo dell’anello (proprio all’inizio del film: una soluzione musicale tipica del compositore), tanto nelle nuove musiche che accompagnano con sospensione eterea, tutta la parte nuova di Lothlorien.

Autore: Howard Shore; Titolo: Il Signore degli anelli. La compagnia dell’anello; Etichetta: Reprise

Tracklist

1) The prophecy 2) Concering hobbits 3) The shadow of the past 4) The treason of Isengard 5) The black Rider 6) At the sign of the prancing pony 7) A knife in the dark 8) Flight to the ford 9) Many meetings 10) The council of Erlond 11) The ring goes south 12) A journey in the dark 13) The bridge of Khazad-Dum 14) Lothlorien 15) The great river 16) Amon Hen 17) The braking of the fellowship 18) May it be

[Febbraio 2002 con una postilla di Dicembre 2002]

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