Ost – Lord of the rings: The return of the king

Parte all’insegna della sorpresa e dello spiazzamento il terzo CD dedicato alle musiche di Il Signore degli anelli. E sorpresa è, forse, il termine più indicato per chiarire l’impressione che si ricava fin dal primo ascolto dell’opera, perché in questo disco Howard Shore, pur rimanendo fedele alle indicazioni strutturali già seguite con notevole successo dai primi due dischi, non si è preoccupato di modificarne, in parte, l’impianto con soluzioni decisamente inaspettate. Nell’intenzione del compositore ogni singolo CD dato alle stampe dovrebbe, in effetti, mantenere una struttura interna ed un modello di circolazione tematica assimilabili a quelli di una sinfonia stravisnkiano/barocca. In questa logica il primo brano di ogni CD aveva, fin qui, mantenuto una precisa funzione introduttiva epico/drammatica, il secondo assolveva la funzione di un classico scherzo sinfonico (privo di trio) più arioso e meno formalmente complesso e così via fino alla canzone finale con la sua precisa funzione di commiato. In The fellowship of the ring la funzione introduttiva era egregiamente assolta del brano The prophecy che, con le sue anticipazioni del tema dell’anello (tema occulto di tutta l’epica) creava una specie di sfondo storico, remoto e credibile, alle successive peripezie dell’intreccio e non c’era poi nessuna sorpresa nel fatto che lo stesso tema dominasse con ben più pesanti accenti, anche il brano introduttivo di The two towers con la sua ideale progressione drammatica che sospingeva la musica verso lidi via via più cupi e tragici. In The return of the king, per converso, l’ouverture (A strom is coming) parte con accenti gli sereni forniti da un’orchestrazione trasparente, dominata dal timbro campestre di un oboe, a determinare un clima sospeso (quasi schubertiano) appena increspato dall’introduzione (dopo ben trentadue secondi) del tema dell’anello che viene, però, presto ricondotto nella generale atmosfera bucolica da un flauto solista. Un ritmo saltellante da scherzo dà, successivamente, l’abbrivio ad una serie di progressioni armoniche che riconducono all’esposizione completa del tema affidata al violino solista, mentre l’atmosfera generale trascolora finalmente (ma siamo pur sempre già oltre la metà della durata complessiva del brano) verso quei toni cupi e drammatici che noi tutti ci saremo aspettati fin dall’inizio. Il secondo brano è un’altra, inaspettata sorpresa dal momento che, pur mantenendo la logica di uno scherzo (qui dagli accenti decisamente più bruckneriani) non reca traccia di quello che è sempre stato il tema fondamentale degli scherzi che l’avevano fin qui preceduto, quello di Hobbyton. Anzi i due temi fondamentali qui presentati e variamente elaborati sono il tema della Compagnia (che compare brevemente tra gli ottoni) e il tema dei Rohirrim (che domina l’intera sezione degli archi). Già da questi pochi elementi è da subito evidente come il compositore abbia inteso, nel comporre le musiche per il terzo film, appellarsi ad un principio di nuova coerenza musicale. Passate in secondo piano le preoccupazioni filologiche che avevano dominato le due pellicole precedenti si fa strada, qui, un principio di omogeneità stilistica che riunisce gradualmente in un unicuum molto compatto tutti i temi fondamentali già apparsi nelle pellicole precedenti (e i vari nuovi: il tema di Gondor per fare un esempio). Ne consegue un finissimo lavoro di cesello al contrappunto (esemplare la squisita aura alla Bruckner del track 4: The white tree) che rende tutte le musiche di questo CD decisamente meno immediate, ma di grandissimo impatto drammaturgico. Shore conferma la sua volontà di concepire le musiche per i vari film come se fosse davanti alla composizione di un’opera lirica, e non solo per il fatto che ci sono molti brani vocali o corali, ma anche perché sono gli stessi personaggi del film a cantare alcuni brani (in The steward of Gondor Billy Boyd sfodera fini doti canore mentre Viggo Mortensen non si tira indietro di fronte alle relative difficoltà del brano The return of the king). Tra i pezzi fondamentali segnaliamo per la finezza delle rielaborazioni il track 9 (Cirith Ungol) per l’incredibile lavoro di variazione sul tema della Compagnia e il track 10 (Anduril) con il suo incedere elfico, epico e solenne. Eccellenti sono, poi, il corale The end of all Things con la sua molto barocca contrapposizione drammatica tra principio d’oppozione (il coro declamato) e principio implorante (la voce bianca solista), e l’epico The Fields of the Pelennor che resta tra tutti i brani quello più vividamente narrativo. Accenti hermanniani sono toccati nel bellissimo (ed assolutamente personale) Shelob’s Lair, che finisce in una perorazione orchestrale che è tra le cose più toccanti che si siano ascoltate quest’anno. L’autentico commiato è dato dal delicato The grey heavens, in cui il compositore è coadiuvato dal notevole flauto solista di Sir James Galway, mentre la canzone di Annie Lennox, pur bellissima, resta quasi morta appendice. La vocazione prokofieviana del tutto resta confermata soprattutto dal track 12 (Ash and smoke), dove sono ritrovate le sonorità di certi momenti di Aleksandr Nevsky, mentre la lezione di Wagner è ricondotta in un discorso molto personale che deriva anche dalla consapevolezza dell’enorme tristezza (assai poco wagneriana, come relativamente poco prokofieviana) che soggiace a tutto il mondo tolkieniano. Messi insieme i tre CD che compongono quest’epica splendida, restano una delle opere sicuramente fondamentali di questo inizio secolo.

Autore: Howard Shore; Titolo: Lord of the rings: The return of the king; Etichetta: Reprise

Tracklist:

1) A storm is coming 2) Hope and memory 3) Minas Tirith (feat. Ben Del Maestro) 4) The white tree 5) The Steward of Gondor (feat. Billy Boyd) 6) Minas Morgul 7) The ride of the Rohirrim 8) Twilight and shadow (feat. Renee Fleming) 9) Cirith Ungol 10) Anduril 11) Shelob’s Lair 12) Ash and Smoke 13) The Fields of Pelennor 14) Hope Fails 15) The Black Gates opes (feat. Sir James alway) 16) The end of all Things (feat. Renee Fleming) 17) The return of the King (feat. Sir James Galway, Viggo Mortensen, Renee Fleming) 18) The grey Heavens 19) Into the west (perf. Annie Lennox)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Il contenuto è protetto