Tentata Memoria

Entra in scena con il suo tono dimesso e ti dice di essere un dottore e che forse, proprio per questo, è la persona più indicata per venire a parlarti di Memoria.
Poi si mette a lato, con un piede fuori la finzione, resistendo quasi alla tentazione di venirsi a sedere in mezzo al pubblico perché, sembra volerci dire, stare su quel palco è praticamente un esercizio abusivo di professione. Qui, caparbio e indeciso al tempo stesso, resta fermo nel suo ingiusto mezzo, incapace a lasciare la scena perché sa che serve un ponte affinché lo spettacolo prenda vita, ma incapace anche a far di sé possibile materia di spettacolo.
Così ti resta lì, nello spazio della rappresentazione, evitando il centro della scena, ma “cercandosi” nella periferia del margine, nello spazio defilato, nel limite tendente al nulla.

Già solo da questo capisci che dice il vero quando afferma che non è un attore: dal fatto che non sprechi ogni energia nel tentativo di riguadagnare il centro, dal fatto che di questo suo stare a lato non faccia materia di virtuosistica esibizione.
Del resto quell’omino con indosso il cappotto buono del teatro non è il bugiardo cretese che dice di mentire. Lui è quello che dice di essere: un dottore! E fa della sua professione un punto di partenza necessario per aiutarci a capire una storia che per troppo tempo abbiamo rifiutato di raccontarci.

La storia è quella Domenico Beneventano, un medico di Ottaviano, ucciso dalla camorra per il suo impegno umano e politico. Freddato con sette colpi di pistola a pochi passi dalla sua abitazione perché aveva osato sperare in un mondo migliore, più giusto e più sensato. Assassinato perché aveva cominciato a denunciare, forte del suo non arrendersi al disimpegno che è il male generalizzato dell’Italia, il malaffare che imperante affonda le radici nelle nostre cattive abitudini.
Un uomo che non ha dimenticato la poesia e ha saputo riempirla della rabbia che nasce dall’indignazione del vedere tutti i giorni come l’uomo sa calpestare l’uomo e che non ha saputo arrendersi all’indifferenza dello starsene con  le mani in mano.
E quando come spettatore capisci che proprio la storia di questa figura dimenticata è l’oggetto di tutta la rappresentazione, improvvisamente assume un senso il fatto che il centro scena resti sempre così dolorosamente vuoto e diventa bello e caldo questo senso di assenza che un attore di professione avrebbe senz’altro cercato di riempire, ma che un medico sa che è meglio che resti tale.
Perché quel vuoto ha un potere curativo, è un sale che disinfettando brucia, è un cotone che pulisce ferendo.

Non sempre è bello, ma spesso è necessario perché definisce lo spazio di un cortocircuito teatrale in cui verità e finzione si confondono e si sovrappongono riportandoci alla scomoda sensazione di essere seduti su una poltroncina in attesa di niente più che di qualche piccola emozione.

Se guardi Tentata memoria pensando a una rappresentazione scenica ti appare qualche volta goffo e qualche altra malsicuro.
Sta in equilibrio quando gioca di autobiografia trovando un tono ironico che, quando il pubblico è quello giusto, si riempie di risate e si fa animato e vivo.
Traballa, invece, un po’ di più quando l’arpeggio delle emozioni scivola nel drammatico, ma è lo stesso Eduardo Ammendola a dirci, quasi a fine spettacolo, che non sa leggere poesie e che altrove è il senso di tutta l’operazione.

Ma Tentata memoria, in fondo, non è uno spettacolo. Piuttosto vuole essere un’esperienza. E in quanto tale non importa che sia bella o brutta, quel che conta è che sia vera e che insegni.
Forse è proprio questo il merito più grande di un’operazione rischiosa che si fa carico di tutta la sua scelta etica: il suo volersi porre a margine di un silenzio non riempendolo, ma indicandolo.
E qui la regia di Nicola Laieta, questa sì teatrale, ma “a giusta distanza”, assolve al suo compito di portare e sottolineare.

Così quando infine la scena resta veramente vuota, solo assecondata dalla malinconia rabbiosa di una canzone, ci si accorge che solo a noi sta tentare di riempire quel vuoto, prendendo il testimone di Mimmo Beneventano e ricominciando a sognare un mondo più giusto e più vero.


Teatro libera tutti
27 dicembre, ore 21:00
Teatro Bertolt Brecht, via delle Terme Romane, Formia
Ingresso libero, uscita a cappello !

TENTATA MEMORIA
di e con Eduardo Ammendola
regia Nicola Laieta

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