OST – The Village

Forse l’aggettivo che meglio può racchiudere il senso e la poesia dell’ultima colonna sonora di James Newton Howard per M. Night Shyamalan (prendendo a prestito un termine dal vocabolario inglese) è haunting. Una parola, quest’ultima, che non ha una reale ed efficace controparte nella lingua italiana e che perde sempre una parte del suo fascino e della sua potenza ad ogni possibile tentativo di traduzione. Volendoci fidare di quello che riportano i vari dizionari, la parola può essere tradotta con termini a prima vista assolutamente antiteci tra loro perché essa può significare sia “indimenticabile” sia “ossessionante”. Ma la parola haunting ha qualcosa a che vedere, soprattutto, con l’idea di “essere trascinati in una dimensione ulteriore” di essere, insomma, trasportati al di là dei limiti della percezione normale del mondo ed essere sospinti verso una Realtà quasi ultra terrena. La stessa radice del termine che si rifà al verbo to haunt (frequentare assiduamente, abitare, ma anche perseguitare e ossessionare) rimanda ad un qualcosa di arcano, incantevolee meraviglioso, ma, al tempo stesso, potenzialmente malevolo, comunque “estraneo” e “non normale”. Non è un caso che in letteratura (fantastica) si parli di haunted houses, di case, cioè, possedute da spettri, da fantasmi, da elementi che sfuggono alla nostra possibilità di comprensione e che ci obbligano a fare fronte all’esistenza di un mondo che supera i limiti della nostra razionalità. Se diciamo che la musica di Howard per The village è haunting non ci limitiamo, insomma, a dire che essa è straordinariamente incantevole (seguendo le linee di una traduzione letterale, ma inefficace), ma tentiamo di descrivere, con una sola parola, la carica straordinariamente incantatatoria di una composizione capace davvero di possederci fin nel profondo, di entrare in sintonia con la nostra fantasia, con la nostra sfera onirica, con, in una parola, il nostro senso dell’oltre. Per far questo il compositore si affida ad un linguaggio estremamente lirico, fatto di delicatissime trasparenze orchestrali, di abbandoni melodici sorprendenti e di un gusto per la miniatura musicale e per la fugace illuminazione sonora che pone l’intero soundtrack all’insegna di una sorprendende vocazione aforistica. Dominata dal timbro sognante di un violino solista (al punto che si potrebbe arrivare a considerare l’intera composizione come un vero e proprio concerto per violino in tredici movimenti) la musica di James Newton Howard è certamente debitrice dell’ariosità del tessuto orchestrale pensato da Philip Glass nel suo recente concerto per violino (1987), ma si discosta immediatamente da questo possibile modello sia per le scelte armoniche messe in campo, sia per la sua palese adesione ad un melodismo di matrice assolutamente non minimalista. Anzi, ad ascoltare con maggiore attenzione, la magia musicale intessuta dal compositore, si ha piuttosto l’impressione che, pur ricercando sonorità assolutamente moderne, in perfetto rispetto della dimensione storica della pellicola (ambientata, lo ricordiamo, in un villaggio ottocentesco), la composizione aspiri ad inverare modelli di certa tradizione manierista francese: Faurè, in particolare. L’intera colonna sonora è, dunque, dominata da un tono unitario lirico, delicatamente retrospettivo con il violino che fa da controparte sonora sia alla dimensione rurale dell’ambientazione del racconto (un villaggio appunto), sia alla componente emotiva della storia narrata. All’interno di un’opera così straordinariamente coesa è difficile, comunque, rintracciare momenti più ispirati di altri o soluzioni particolarmente originali. Citiamo, per una pura questione di gusto personale, solo l’intenso salmodiare del violino del delicatissimo track 2 (What are you asking me?) o l’andamento sinistro del track 4 (Those we don’t speak of: uno dei più belli) che parte da sonorità inquietanti, si sviluppa secondo un ostinato percussivo molto tenebroso per poi aprirsi in un magico momento concertante del violino solista. Citiamo, infine, l’improvviso respiro sonatistico di alcuni momenti, quando l’orchestra tace brevemente per far spazio agli splendidi duetti tra pianoforte e violino (track 8) cui solo l’arpa sembra qualche volta (il già citato track 2) potersi accostare quasi a magnificare (nella forma del trio sostenuto dal tappeto armonico della sola orchestra d’archi) la potenza di una musica quanto mai introspettiva. Un capolavoro.

Autore: James Newton Howard; Titolo: The Village; Etichetta: Hollywood records

Tracklist:

1) Noah Visits 2) What Are You Asking Me? 3) Bad Color 4) Those We Don’t Speak Of 5) Will You Help Me? 6) I Cannot See His Color 7) Rituals 8) Gravel Road 9) Race to Resting Rock 10) Forbidden Line 11) Vote 12) It Is Not Real 13) Shed Not to Be Used

[FONTE CLOSE-UP – ottobre 2004]

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